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Cinema e audiovisivo, il distretto laziale in frenata per il virus

Sabato 28 Marzo 2020 12:22

Roma e il Lazio rappresentano il fulcro del settore del cinema e dell'audiovisivo a livello nazionale" dice Giampaolo Letta, a.d. Medusa Film e vicepresidente di Unindustria

Cinema e audiovisivo, il distretto laziale in frenata per il virus di Andrea Biondi Il Sole 27 marzo 2020

Il colpo, fortissimo, assestato dall'emergenza Coronavirus è arrivato proprio mentre tutto stava girando per il verso gusto. Come non accadeva da tempo. C’è preoccupazione fra gli operati del settore del cinema e audiovisivo. Timori cui si unisce quel terribile, acre, sapore del rimpianto. Tanto più in un territorio che rappresenta l'architrave di un comparto che ha in Roma l'area leader a livello nazionale. Il 30% delle imprese e il 50% degli occupati operano nella Capitate.

In numero assoluti si parla di 956 imprese e 26.100 addetti nelle attività di produzione cinematografica, di programmi televisivi, di registrazioni musicali e sonore". Milano è distante: 649 imprese e 14.602 lavoratori. Torino, terza in classifica gioca un altro campionato: 3,8% delle imprese e 2,7% degli occupati i dati sono riferiti al 2018. E guardando all'indietro in 10 anni le imprese (+9%) e gli occupati (+23%) sono aumentati più che a Milano (+1% e +4%). Il Lazio sottolinea la Regione, assorbe il 77% dei finanziamenti alle produzioni cinematografiche totali d'Italia e vanta 88 coproduzioni finanziante al 2019 13 milioni per le coproduzioni in due bandi, oltre a 10 milioni stanziati per il 2020. Il tutto nella cornice di una legge regionale ad hoc del 2012 che pone il cinema come settore strategico per lo sviluppo.

"Roma e il Lazio rappresentano il fulcro del settore del cinema e dell'audiovisivo a livello nazionale" dice Giampaolo Letta, a.d. Medusa Film e vicepresidente di Unindustria con delega su industria creativa, audiovisivo e turismo. Il perché è legato "a motivazioni storiche, innanzitutto. A ogni modo sul territorio ci sono strutture e servizi che rendono Roma insostituibile per l'industria del cinema e dell'audiovisivo". A questo si unisce - spiegando anche i numeri in aumento - "la politica di incentivazione nazionale, e penso, in particolar modo al tax credit e ai benefici della Legge Franceschini, suffragata anche da interventi a livello locale, da parte della Regione Lazio".

Su tutto si è però abbattuto l'emergenza Covid-19. Set fermi, produzioni che non sono partite e che in quota parte migreranno altrove. "Stavamo attraversando - conferma Letta - un periodo di grande effervescenza al quale hanno contribuito anche i player dell'on demand". Soggetti che rappresentano competitor per il mondo del cinema, ma anche alleati nella loro veste di committenti di prodotti "con risorse e investimenti di grande importanza". Anche perché con loro la scala di diffusione dei contenuti è mondiale.

Certo, non tutto è rose e fiori. "Le situazioni critiche legate a infrastrutture e sistema dei trasporti sono non trascurabili". Altro punto su cui lavorare sta "nella formazione. Ci sono strutture d'eccellenza come il Centro Sperimentale Scuola Nazionale di Cinema, l'Accademia d'arte drammatica Silvio d'Amico o la Scuola d'arte cinematografica Gian Maria Volonté. Ma ne servirebbero di più. Perché in questa fase la richiesta di professionalità non mana. E la crescita della qualità media sarà un imperativo per vincere la competizione con altri paesi". A questo punto si tratterà di vedere come uscirà il settore dalla tempesta coronavirus.

Ora non resta che attendere per ripartire, fatta la conta dei danni. "Negli ultimi anni c'è stata un'ascesa importante delle coproduzioni in particolare, grazie ai contributi messi a disposizione a fondo perduto. Dobbiamo in questo periodo sforzarci di portare avanti la nostra attività per non trovarci impreparati quando si ripartirà dopo il flagello" dice Luciano Sovena presidente di Roma Lazio Film Commission.

Lo stop è intanto evidente e pesante in uno dei simboli del legame fra Roma e cinema-audiovisivo. "E' tutto fermo. Abbiamo dovuto fermare tutte le produzioni che stavamo ospitando", spiega Domenico Pinuccio d'Arino, direttore dell'Area produzione di Cinecittà Istituto Luce (per la presidenza ora è stata designata Maria Pia Ammirati).

"Cinecittà è un patrimonio per il settore - aggiunge - con i suoi servizi e i 19 teatri di posa". La struttura si estende su 35 ettari e la società, tornata sotto il controllo pubblico nel 2017, ha in pipeline un piano di investimenti che "comprende due nuovi teatri da 3.500 metri quadri l'uno, con 4 mila metri quadrati di servizi. E in futuro Cinecittà conta di avere "una piscina al coperto per le riprese in acqua. Siamo in fase di progettazione".

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